Sebbene la vicenda abbia avuto risvolti internazionali, ancora molti lo ignorano: spesso pentole e padelle antiaderenti nascondono elementi tossici, assai pesanti per la salute.
D’altronde si tratta di strumenti comodi, estremamente funzionali; come rinunciare alla propria amata padella in teflon? Ebbene proprio simili ‘ordigni’ presentano PFAS, sostanze chimiche fortemente pericolose tanto per l’ambiente circostante, quanto per la salute.
La sigla PFAS (sostanze per- e polifluoroalchiliche) viene utilizzata quale ‘ombrello’ sotto cui raccogliere molteplici sostanze chimiche inventate negli anni Cinquanta del novecento, quando i controlli di sicurezza erano ben lontani da quelli odierni. Erano sostanze molto utili in quanto antiaderenti, impermeabili a ogni ‘sostanza’, resistenti a calore e a ogni genere di macchie.
Fantastici… In apparenza. I PFAS infatti sono cancerogeni e, nel gergo scientifico, ‘interferenti endocrini’. Inoltre utilizzarli favorirebbe l’aumento di patologie croniche; dall’obesità, al diabete, allo sviluppo dei feti nella gravidanza. Insomma, problemi non gravi, ma di più. Ed è una sostanza davvero pervasiva che, nel caso delle pentole e delle padelle più vecchie, lo si vede a occhio nudo ‘staccarsi’ dalla superficie.
Elemento ancor più nefasto, ancora più dannoso, la ‘resistenza’ di queste strutture chimiche; infatti si accumula negli organismi viventi, si sedimenta, si solidifica in strutture sempre più tossiche e resistenti. Non solo non si degrada nel tempo, ma diventa ancor più nocivo per la salute.
Può sembrare incredibile, ma il PFAS continua a circolare, non smette di essere utilizzato un po’ dovunque. Molti enti e istituzioni ne hanno chiesto la messa al bando; e molte aziende in occidente, hanno smesso di usarlo per non andare incontro alle ire dei consumatori. Però lo si ritrova ancora, come un visibile cancro nelle proprie case; nella camera da letto dei figli, nella cuccia del cane, nella sala da pranzo dove si mangia ogni giorno.
Quale potrebbe essere la soluzione? Evitare il teflon e, se la notizia spaventa, utilizzare solo padelle in ceramica. Però il teflon era davvero pervasivo, lo si trovava un po’ dovunque: era anche nei giocattoli per i bambini, nelle industrie del confezionamento, nei prodotti per l’igiene personale. Era davvero una presenza obliqua; e le storture genetiche, a distanza di settant’anni, iniziano a farsi sentire. Generazioni avvelenate, incancrenite; da un male nascosto, incurabile, oggetto dell’ignoranza scientifica di mezzo secolo fa.
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